In my dreams
Mi butto pancia a terra sotto la scala all'ingresso di un condominio fatiscente.
Non tremare, non urlare, stai tranquilla, stai tranquilla.
Arrivano armati, vestiti di nero. Salgono le scale. Hanno spade e fucili.
Mi hanno presa. Mi hanno sequestrata.
La mafia cinese. Ma so che non la scamperanno e io sarò salva. Mi aiuteranno. Qualcuno ad un certo punto sparerà da fuori e ucciderà il capo.
Non tremare, non urlare, stai tranquilla, stai tranquilla.
Giro libera in quell'appartamento dalla pittura verde ospedale e bianca. Non mi hanno legata, guardo fuori dalle finestre in cerca del cecchino che farà fuori il mio sequestratore. Si affacciano tutti, siamo una folla lì dentro. E dico, come faranno ad ammazzarlo senza beccare anche me o qualcun altro?
Non lo so. Non tremare, non urlare, stai tranquilla, stai tranquilla.
Mi affaccio, mi rendo visibile, per far capire che è quello l'appartamento, è lì che devono cercare il mio sequestratore.
Mi scosto dalla traiettoria quando anche lui, il capo della mafia cinese, mi viene dietro.
Alcuni si siedono ad un tavolo. Forse mangiamo qualcosa. Io no. Io non mangio. Io sono la prigioniera.
In alto nel soffitto a destra, vedo fuoriuscire un fucile. Lo sparo è uno. Secco.
Preso.
Sono libera.
Chiasso intorno a me.
Tu ridevi
poco convinto con gli altri compagni.
Ogni tanto guardavi cosa facessi.
Io, un attimo prima, lo immaginavo
e giravo lo sguardo per non incrociare il tuo.
Per non arrossire di fresca vergogna.
Alla ricreazione già ti eri messo in luce
per essere il più disinibito della classe.
Il tuo gioco preferito era chiedere a tutte le bambine di dirti
ti amo.
Volevi che
te lo urlassero in faccia.
Più te lo urlavano
e più non ti bastava.
Io mangiavo la mia brioche da una parte
e ti osservavo.
Pensavo
che dolce poterti sussurare
il tuo nome all'orecchio.